Il Natale e l’asinello laico

La campanella suona, c’è fermento, le maestre sembrano tante farfalle impazzite in una scatola di vetro. I bambini si preparano, il bambin Gesù si piazza goffamente al centro. Poi arrivano Maria e Giuseppe, che trascinano il bue, timido e impacciato.

La fonata maestrina prepara il suo piccolo show dell’orrore. La platea è degna della peggior mandria di zombie. Genitori agguerriti in cerca della star del Natale. Pellicce e cappotti di lana pettinata riscaldano un ambiente di tensione e isteria. Lo spirito del Natale non è che una candela spenta e ormai consumata dalla fiamma.

Poi arriva lui. Un piccolo asinello smarrito. Si guarda intorno, si sente come una macchia nera su una tela bianca. Solo, in mezzo a tanta gente. La strega occhialuta lo guarda con occhi di fuoco. Si mette accanto al bambinello, e in linea col bue. Guarda nel vuoto. Poi trema. Poi partono gli applausi. E per lui, iniziano le lacrime. Lacrime di rabbia, di paura, di stupore. Non è cattolico, non è musulmano, non è ebreo. Dicesi laico, ma troppo piccolo per capire. Non sa cosa sarà, un giorno. Preso di forza è buttato nella massa. No, per lui non ci sono applausi, non ci sono foto. Nessuno ha rispettato la sua posizione, nessuno ha rispettato la sua famiglia.

Il crocifisso risplende, le luci illuminano la stanza, la finta Maria si pavoneggia come la peggiore delle miss mondo. Parte “Bianco Natale”, col coro in pompa magna.

Ma per il povero asinello, sono solo lacrime.

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