In principio era il gruppo

Il gruppo. Un agglomerato umano di anime che si cercano. Un insieme di individui che trovano un punto in comune. Si associano. Diventano tutti per uno ed uno per tutti. Il diverso diventa parte di qualcosa. L’anima sola diventa complementare a qualcosa che prende forma. Il disadattato trova la sua dimensione. 

Ci sono tante ragioni che portano alla nascita di un gruppo. Una di esse è che le nostre anime sono perennemente alla ricerca di una zona di comfort, che solo il gruppo nella sua solidità, può garantire.

Ogni gruppo ha le sue teste di cuoio. Le sue teste pensanti. Le anime ribelli. Tra di esse elegge colui che prende il volo e che guarda tutti dall’alto. Elegge il leader.

Il gruppo si fonde, trova una guida. Il gruppo si abbandona.

È in questo preciso istante che le particelle di questa cellula quasi perfetta iniziano a perdersi. Gli individui si abbandonano. Inizia un processo di perdita della personalità.

I ribelli prendono coscienza della caduta del gruppo. Ma i plagiati restano assorti nell’ammirazione del leader. Lo guardano con occhi vitrei. La morbosità espressa nell’osservare quelle movenze sfiora quasi il piacere sessuale.

Il gruppo diviene violento. La ragione perde ogni sua dignità. Le anime perdono la via e camminano in direzioni opposte. Il leader le riprende, le incatena. Toglie loro la sensibilità. Il leader strappa gli occhi e il cuore dei seguaci. Nascono i followers. 

Muore la libertà.

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