Giovani, ribelli e un po’ stupidi

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Il giorno del colloquio arriva. Si siede e si mostra motivato. Spaccherà il mondo.

Il secondo giorno conosce un collega. 

Il terzo giorno il suo lavoro si stabilizza.

Al quarto, tra una sigaretta e l’altra, ci si accomoda in una quotidianità fatta di una pila di files, qualche pausa, una chiacchiera. 

Al quinto giorno l’unico obiettivo è tornare a casa prima.

Tra chi fa la fila fuori, chi non arriva alla fila, e chi non ha le gambe per camminare, ci sono giovani che lasciano le opportunità passare come treni ad alta velocità. Non prendono il treno, non quando occorre, non al momento giusto.

E quando la stazione ormai è vuota non resta che amarezza. E il rimpianto per aver lasciato passare quel treno. Ma anche un po’ di rabbia per il conducente che non si è fermato.

Cresceranno questi giovani stupidi ribelli?

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